Tommaso Guarino



Tommaso Guarino nasce a Milano nel 1944. Vive e lavora a Milano. Negli anni Sessanta frequenta scuole di pittura e studi di artisti a Parigi e inizia ad esporre. È autore di testi teatrali, spesso crudi ritratti di umanità disperata.

 

Mostre personali e collettive:
1965, Galleria Comunale Battipaglia - 1967, Galleria Barisi, Trieste - 1970, Galleria Roche, Parigi - 1970, Galleria Quleffin, La Charitè - 1973, Galleria Comunale, Eboli - 1974, Galleria Le Firme, Milano; Bologna, Galleria Milanart - 1976/1977, Studio Hermes, Roma - 1981, Libreria Al Castello, Milano - 1983, Centro Culturale S. Fedele, Milano - 1987, Chiostrino di S. Eufemia, Comune di Como Assessorato alla Cultura, Como - 1989,
Galleria Piccolo Teatro di Palermo, Palermo; Diagramma 32, Napoli - 1990, Chiostro Palazzo di Città, Comune di Corato Assessorato alla Cultura, Corato - 1991, Nuovo Aleph, Milano; Murales nell'ambito dell'iniziativa "Murales 91", Ustica - 1992, "Donne del Sud", Provincia di Milano Settore Cultura, Comune di Lainate, Lainate - 1994, Castello Visconteo, Provincia di Milano Settore Cultura, Trezzo sull'Adda - 1995, Centro Culturale "Cascina Grande", Rozzano - 1996, Nuovo Aleph, Milano; Comune di Eboli, Eboli - 1997, "Un Sogno solo", Circolo Culturale B. Brecht, Milano; Festival del Cinema di Salerno, Salerno. 1998, "Un Sogno solo", Castello Ruffo, Comune di Scilla Assessorato alla Cultura, Scilla - 1999, "Teatro e Pittura", Teatro Libero, Milano; "Una pittura di racconto", Palazzo Patrizi, Università degli Studi di Siena, UDU e Comune di Siena, Siena; Galleria de "Il Manifesto", spazio Guicciardini, Roma; Provincia di Milano Settore Cultura, Milano; Tenuta Vannuio, Legambiente Paestum, Paestum.

Dell'opera di Tommaso Guarino hanno scritto:
P.G. Agostoni, P. Girace, I. Natoli, A. Calbi, M. Poli, N. Garrone, R. Palazzi, P. Zanchi, V. Legrand, R. Delajance, N. Pensa, T. Bonavita, D. Querelle, E. Marotta, G. Montenero, E. Roger, M. Baudelin, M. Melino, D. Vitali, S. Leonetti, M. Guatterini, A. Bandettini, E. Parodi, P.A. Paganini, R. Agostini, A. Cocchia, M. Donini, V. Pindozzi, L. Fonti, M. Monteverdi, I. Mormino, A. Evangelista, D. Villani, G.G. Visconti, A. Manzo, G. Seveso, G. Sallustio Amato, S. Troisi, G. Alvarez Garcia, M. Morandini, A. De Micheli, M. Dazzi, G. Pezzuoli, V. Calabretta, G.L. Falabrino, R. Bossaglia, G.M. Walch, R. Fruttu, M.P. Cavallazzi, R. Naponiello, F. Blasi, P. Rinaldi, G. Siano, D. Cufamo.

Un solo sogno
In questa rappresentazione di uomini e donne del sud, nei loro costumi e nella loro apparente fissità, freme in tutta la sua urgenza, un sotteso desiderio di riscatto. Vi sono tutti gli estremi per i rimandi ad una lettura visiva che fa cogliere una strisciante silente "drammaticità esistenziale", che l'austera e nel contempo dolce semplicità raffigurativa, non riesce a lenire e mascherare appieno. In queste donne e questi uomini del sud, emergono una infinità di humus umani, carichi di una delicata e struggente sospensione poetica, che però, non annulla totalmente, il senso della minaccia costituita dai "fantasmi dell'imbarbarimento della vita sociale" che su loro sembra incombere. Tutti i protagonisti di questo dipinto, rivelano uno sguardo tenero e mansueto, ma esprimono fieramente l'espressione di un forte sentire interiore, proprio della luce dell'anima, che seppur velata e connotata da un'amara rassegnazione, si riflette vivida ed è tesa alla speranza: forse, nell'attesa di un domani migliore. Questi personaggi costituiscono un po' una metafora del gioco ludico della vita: una vita in cui molti uomini e donne del sud, pur animati della loro umana dignità, sembrano accettare passivamente le contingenze esistenziali; nella loro decorosa compostezza è percepibile il peso di un fardello carico di ansie mai sopite, probabilmente provocate dalle inquietudini quotidiane, dove la latitanza degli affetti, sembra la più avvertita. In questo racconto figurato vi è un qualche cosa che vibra e che scuote le corde sensibili, forse a significare sì le inquietudini umane, ma pure quelle spirituali, che le esperienze a volte aspre della quotidianità, ci imprimono dentro, e alle quali non troviamo risposte. E' un sommesso e riflessivo pensiero che invita l'osservante a meditare sulle precarietà della vita, non solo quelle intese in direzione delle espressioni e delle cose materiali. Un pensiero riflessivo che diventa anche un prezioso messaggio per risvegliare un respiro più ampio e maturo, e che anela a smuovere le durezze degli animi insensibili, forse con l'utopia di poter riuscire ad invertire la tendenza che oggi vede primeggiare sempre gli imbarbarimenti e gli egoismi sociali; un'inversione possibile, solo tramite l'agire delle espressioni più vive e più significanti che sono custodite nel patrimonio degli autentici valori di cui ogni uomo è depositario e deve saper esprimere".

R. V.