Stefano Pizzi



Stefano Pizzi nasce a Pavia nel 1955. Vive e lavora a Milano.
Studia al Liceo e all'Accademia di Brera, ove è attualmente docente di Pittura. Dalla fine degli anni '70 è animatore di istanze culturali, allestisce mostre personali ed è invitato ad importanti rassegne. Protagonista del dibattito artistico, è conosciuto anche dal grande pubblico per le sue spettacolari installazioni urbane. Pittore di area iconica-surreale, confeziona nell'opera immagini plurime con l'aiuto di oggetti trovati, citazioni colte, nuovi e differenziati supporti .Ha esposto nelle principali città italiane ed europee, negli Stati Uniti, in Canada, in Sud America, in Giappone, in Korea, in Nord Africa. Oltre alla pittura, si dedica da anni all'incisione xilografica e all'arte ceramica. Sue opere sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private.

Mostre personali:
1974, Studio 22, Rapallo - 1977, Galleria L'Agrifoglio, Milano 1984, Studio Artel, Milano; Club Conti, Milano - 1986, Studio Amnesia, Alessandria - 1988, Galleria Artra, Milano - 1990, Galleria Fernando Quintana, Bogotà (Colombia); Galleria Artra, Milano; Namba City Art, Osaka (Giappone) - 1991, Galleria Untitled e Artra, Milano - 1992, Caffè Giubbe Rosse, Firenze; Galleria Blu di Prussia, Albisola - 1993, Galleria Rara Avis, Arzignano; Banca Popolare di Milano, Bergamo; Galleria 9 Colonne, SPE, Palermo - 1994, Galleria Untitled e Artra, Milano; Forte Crest, San Donato Milanese; Università Bocconi, Milano - 1995, La Ranarita, Milano; Galleria Ellequadro, Genova - 1996, Franco Cancelliere Arte Contemporanea, Messina; Over Studio, Torino - 1997,Canonica Arte, Milano; Inter Art Galerie, Strasskirchen 1998, Caffè Taveggia, Milano - 1999, Spazio Erasmus, Milano - 2000, Jamaica, Milano; Franco Cancelliere Arte Contemporanea, Messina; Mascaro Centro Benessere, Messina - 2001, Spazio Cultura, Cortina d'Ampezzo; Studio Paolo Barozzi, Milano - 2002, Galleria Nuova Visione, Gallarate.

Il vulcano butta i cuori
Lavoro prevalentemente, negli ultimi anni, su carta e tela da tappezziere lasciando ai bordi della superficie un margine, sorta di passe-partout che oltre a incorniciare l'immagine fa "vivere" il supporto sul quale è realizzata. L'aspetto iconico risulta così concettualmente dualistico in quanto una figurazione preesistente ne ospita una ulteriore. I fondi damascati, fantasiosi, naturalistici sui quali dipingo irreali cartoline, inducono il pubblico a rimembranze crepuscolari, a tempi ormai lontani in cui le pareti tappezzate dei salotti ospitavano le cose buone di pessimo gusto e i tinelli offrivano spettacoli di credenze i cui vetri erano adornati di santini e cartoline inviate da luoghi lontani che si confondevano con le stoviglie e le carte da parati. "Il vulcano butta i cuori", pertanto, ci dispensa un po' di romantici ricordi legati ad un passato che non può tornare se non con l'aiuto immaginifico di una surreale, giocosa, rabbiosa pittura.

Stefano Pizzi