Con i piedi fortemente poggiati sulle nuvole

Quelli di Castellum Vetus mi chiamarono perché dovevo aiutarli a organizzare la presentazione, la scaletta e tutti i momenti più o meno formali di Casoli Pinta, una rassegna di pittura murale che muoveva i suoi primi passi. Praticamente, dovevo organizzare tutti i momenti noiosi fra un'emozione e l'altra. "Ohibò - pensai - Casoli Pinta, che sarà mai"? Ci andai perciò con il naso all'insù, passando per il borgo con la faccia "sicurocuriosa" di chi non vede l'ora di trovare il passepartout, capire tutto quel che c'è da capire e farsene una ragione, prima di tornare alla quotidianità. Che ti uccide a intervalli regolari.
Invece no. Salimmo a Casoli e fu poesia, mescolata alla pittura e virata con le ballate dell'organetto costruito in loco dal mirabile "artistartigiano". Ricordo di discorsi leggeri e discorsi profondi, delle dimensioni umane di stranieri con il pennello, che incutevano quasi timore, ricchi com'erano di sensibilità artistica buona a disarmare un milione di luoghi comuni. Ricordo artisti legati con l'elastico, capaci di gettarsi a capofitto nelle ferite del mondo e, pochi istanti dopo, rinculare verso il cielo per una boccata d'aria, prima di tuffarsi di nuovo nelle viscere dell'esistenza. Ci sono tornato, da allora, ogni anno. A Casoli Pinta. Ogni anno una decina di pareti casolane, che in abito da lavoro tengono chiuse le vite degli umani, sono state vestite a festa e andate in matrimonio all'artista che, con impalcature e pennelli, l'ha prima studiata, poi corteggiata, infine resa madre. Ogni anno mi sono fatto il mio giretto per le vie del borgo, cercando quei figlioli sorridenti che giocavano a nascondino con la mia fretta e la mia voglia di avere tutto e subito.
Invece Casoli Pinta è un cammino. Che porta al sereno. Dov'eravamo rimasti? Ah già …come direbbe Ennio Flaiano: "Con i piedi fortemente poggiati sulle nuvole".

Luca Maggitti - Responsabile Comunicazioe