L’ABRUZZO E GLI ARTISTI: 20 FISIONOMIE PITTORICHE A CONFRONTO
di Maria Cristina Ricciardi

Casoli Pinta è molto più che un Premio Biennale Nazionale di Pittura. E’ un progetto culturale originale e ben articolato, nato diciotto anni fa, il primo fra tutti quelli che oggi regalano all’Abruzzo spettacolari paesi dipinti. Il delizioso borgo di Casoli di Atri, con un affaccio che spazia dalle cime del Gran Sasso al Mar Adriatico, si è trasformato, nel tempo, in un Museo “a cielo aperto”, conosciuto in tutto il mondo, attraverso opere di grande formato, realizzate da importanti artisti di panorama nazionale, collocate sulle pareti esterne delle case. L’iniziativa, promossa dall’Associazione culturale Castellum Vetus si fonda sul convincimento che l’Arte meriti di essere portata fra la gente, fra le strade e “respirata” insieme all’aria, nella quotidianità, affinché passando fra gli edifici del paese, i nostri occhi si possano “appoggiare” su qualcosa di bello e familiare, proprio come accade quando ci troviamo fra le pareti delle nostre abitazioni. Perché di quadri si tratta. Veri e propri quadri, come se il borgo di Casoli di Atri fosse veramente il salotto di tutti! E allora, ne beneficia la conoscenza, la bellezza, il piacere dello sguardo, apertura ad un passaggio che arriva diretto all’animo umano. Ne beneficia la speranza di un mondo migliore che non va cercato, pensato o trasmesso senza l’Arte, la più straordinaria chiave di lettura per comprendere l’essenza del nostro esistere. Questa V Edizione del Premio, aggiunge una significativa particolarità, quella di voler offrire al pubblico, attraverso alcune recenti opere molto rappresentative, un piccolo ma sentito e doveroso omaggio alla memoria del maestro abruzzese Gaetano Memmo, vincitore della III Edizione di Casoli Pinta, recentemente scomparso. E siccome un grande artista non scompare mai, attraverso questa esposizione, nata in collaborazione con il figlio, l’avvocato Emilio Memmo, che ringraziamo, vogliamo ricordare, attraverso la personalità pittorica di Gaetano Memmo, la sua meravigliosa lezione, ovvero la capacità dell’Arte più grande di essere immortale, di parlare e di trasmettere emozioni, aldilà del tempo. Il Premio Biennale Nazionale di Pittura Murale Casoli Pinta, ospitato nella storica cornice del Palazzo Ducale di Atri, promosso dall’Associazione Castellum Vetus di Casoli di Atri, presieduta dal dr. Roberto Topazio, con il Patrocinio del Comune di Atri e della Fondazione Tercas, inaugura la sua V Edizione, a cura di Maria Cristina Ricciardi. Il Premio, si avvale della partecipazione di 20 artisti legati da un comune denominatore: essere nati o operanti in Abruzzo. Si tratta, dunque, di una edizione speciale del Premio, interamente dedicata ad artisti connessi alla nostra Regione, un omaggio al loro lavoro, alla loro ricerca. E’ questo il caso del pittore Elio Torrieri che da oltre quaranta anni vive e lavora in Piemonte o quello inverso di Miriam Salvalai, nata nel piacentino e residente da molti anni a Giulianova, di Rita Ippaso, nata a Trapani, che divide la sua vita tra Chieti e Pescara, o della Chiaranzelli nata a Roma ma operante in provincia de L’Aquila, caso analogo a quello di Elisabetta Spiga, nata a Gaeta, che però vive e lavora a Pescara. E poi ci sono artisti nati in Abruzzo e qui rimasti, a volte cambiando città, come Stefano Ianni che dopo il terremoto aquilano si è trasferito a Montesilvano, in provincia di Pescara. La loro opera, di grande formato, fa spicco sulle scabre pareti delle Cisterne romane del Palazzo dei Duchi d’ Acquaviva, mentre una Giuria di esperti, presieduta dal Sindaco di Atri, dr. Gabriele Astolfi, dal Presidente dell’Associazione culturale promotrice del Premio Biennale, dr. Roberto Topazio, dalla sottoscritta e da Tonino Bosica, Direttore organizzativo del Premio, ha valutato, non senza difficoltà, quale fosse l’opera da premiare. Secondo il Regolamento, Il dipinto prescelto, entra nella Collezione d’arte di Casoli di Atri e, in breve tempo, viene trasposto, dal suo artefice, in un quadro di grande formato collocato su una parete di Caso-li di Atri, costituendo così il 54° dipinto murale presente nel suggestivo borgo teramano. In questo particolarissimo Museo a cielo aperto, fanno spicco, sui muri delle case, opere di affermati artisti fra cui: De Micheli, Madiai, Seveso, Velasco, Aprea, Memmo, Falconi, Cargiolli e molti altri, eseguite a partire dal 1996, con una programmazione annuale, divenuta successivamente biennale, che ha riscosso ampi consensi di critica e di pubblico. Sulla coper-tina del catalogo che accompagna la manifestazione, è presente il dipinto La Maschera, dell’artista marchigiana Maria Micozzi, vincitrice nel 2012 della IV edizione di Casoli Pinta. Natura e astrazione convivono nell’opera di Lino Alviani in una sintesi molto personale, una sorta di diario privato con una sua lirica che tocca la nostra sensibilità, laddove qualcosa è detto e qualcosa e taciuto. Brani visivi, citazioni mnemoniche che appartengono all’alfabeto dell’artista, ad un universo di malcelata malinconia che ci pervade e ci conquista. L’opera di Chiara Chiaranzelli offre una immagine che interroga con intelligenza il senso della nostra appartenenza, tra trascorse consapevolezze e contemporanee cognizioni: un piccolo gregge collocato su di un piano che cita il motivo decorativo della facciata di Santa Maria di Colle-maggio, rappresenta il cosciente omaggio al sentimento della nostra storia passata e alle vitti-me, nuovi agnelli sacrificali, di recenti consumate avidità. Il paesaggio marino di Antonio Civitarese, che tanto sarebbe piaciuto ai discepoli di Gauguin o all’ambiente espressionista tedesco, è essenzialmente un luogo dell’interiorità, dove gli spazi non corrispondono agli sguardi retinici ma all’emozione del sogno e dell’immaginazione affidati alla consapevole uso di colori complementari, di toni azzurri e arancioni, di armonie che sembrano raggiungibili solo da un immaginario distante dalle nostre ansie quotidiane. Il dipinto ad olio di Ileana Colazzilli, anch’essa opera di grande attualità, richiama la nostra riflessione sul mondo dell’infanzia, su ciò che i bambini vedono e sentono anche quando pensiamo che non odano. Come dire che in questa società si parla molto di bambini ma si comunica poco con loro, prestando scarsa attenzione all’ascolto della loro infanzia, a tutto quello che essi recepiscono dal mondo degli adulti. L’efficacia visiva della comunicazione artistica di Giancarlo Costanzo è sempre molto forte. In una sola immagine egli riesce a condensare una esperienza composita e articolata, il significato del suo esistere come uomo e come artista: il blu del cielo e del mare torna a farsi colore in un precipitato di materia cromatica, sciolta come musica, liquida come il suono delle parole che accompagnano da sempre le sue visioni.Grafie convulse nell’opera di Paolo De Felice, di segni incisi nella materia del colore, alfabeto impossibile che si fa incandescente perché ancora brucia di recenti e dolorose esperienze, e restituisce il sentimento convulso dello straniamento, la ferita che nasce dall’erosione che disgrega, corrode e dona un nuovo assetto alle cose. Dal sentimento dell’assenza di confini, in una terra di nessuno, da una introiettata immensità, prende forma e vita la condizione di silenzio, che Alfredo Di Bacco, con sapiente visionarietà, mette in scena, lasciandoci con le nostre domande, partecipi delle sue proiezioni. Due giovani donne legate dal filo rosso dei propri gomitoli, nel gesto eterno che le accomuna in una dimensione spazio-temporale inaccessibile. Deliberatamente astratta è l’opera di Dora Di Giovannantonio, perché priva di ogni riferimento alla realtà visibile, una griglia di partiture campite da toni verdi, di blu e di viola, profilate da linee pesanti. Un tracciato irregolare, di piccole anomalie, laddove gli spazi differiscono sempre fra loro. L’irripetibile nella similitudine: similitudine nella diversità e diversità nella similitudine. La natura per Sandro Lucio Giardinelli è una esplosione di fiori, che riempiono l’intero spazio della tela, vibrante di una energia di vangoghiana memoria, laddove pare quasi poterne coglierne il profumo, perché tutto è albero, tutto è giardino di fiori rosa bellissimi. Una piccola porzione di paradiso che non può non incantarci. Allora, che altro desiderare? Stefano Ianni è un artista che continua a sorprenderci con la sua ricerca sperimentale che investe la materia, la forma, il colore. E’ questo il caso delle sue opere più recenti con composizioni di pesci, come la grande seppia costretta nella perimetria del supporto, nella sua dimensione oggettuale a metà tra la natura e l’artificio, tra un tempo reale ed uno di plastica. Con Rita Ippaso siamo di fronte ad una pittura che esclude il gesto rapido, la nozione della casualità. Tutto è pensato, sedimentato, riflettute, con rigore, nel necessario distacco che l’artista imprime ai propri ricordi ed alle cose vedute, tra gialli acidi, azzurri intensi e vibranti toni corallo, perché ciò che entra nel quadro è già altra storia, con una vita sua, sintesi di un equilibrio raggiunto, non senza fatica. Vladimiro Lilla si sofferma sul concetto di pittura come proiezione di piani simultanei, sovrapposizione accidentale di appunti visivi importati dalla della realtà. La sua arte non vuole generare illusioni ma ribaltare sulla tela dei punti di vista connessi fra loro: immagini sfumate, brani materici, sagome stampigliate di lettere e numeri, in una sorta di gioco che documenta l’impossibilità di una verità assoluta. Di versante analogo, Antonio Antonio Angelo Lori ci regala una efficace sintesi concettuale della forza sacrale che vive dentro la pittura attraverso un’omaggio emblematico all’arte di Leonardo, al mistero della creazione, all’energia dell’ingegno che sa comunicare, in ogni epoca e luogo, e coinvolgere emozionalmente, non rinunciando alla forza dell’immagine che è forma, sostanza, colore, parola scritta, in un processo artistico totalmente immerso dentro la visione. L’opera del duo artistico Lupo&Asso è dedicata al tema, attuale e tragico, connesso all’emergenza dei migranti del mare che dalle coste africane nei quotidiani sbarchi sulla costa italiana ed alle non facili emergenze relative ai migranti del mare. E’ un’opera dedicata agli uomini, alle donne e a tutti i bambini che fuggono dalle guerre, dalle persecuzioni e dalle carestie viaggiando su insicuri barconi verso una speranza che è lontana almeno quanto la terra da raggiungere. L’opera presentata da Stefano Lustri, artista da sempre interessato al carattere comunicativo dell’immagine, è un dipinto importante all’interno del suo percorso di pittore figurativo affascinato dalla dimensione iperrealista, da una ricerca che guarda agli spazi della realtà quotidiana ed impiega attenzione nella resa del dettaglio, non senza una punta di ironia, figlia dell’estetica Pop degli anni Sessanta, sui temi del consumismo attuale. Marco Pace presenta l’immagine di una giovane donna colta in una atmosfera soffusa e rarefatta, resa con un effetto di vaporoso sfumato che ne dissolve i contorni creando un cli-ma di mistero, di presenza riflessa percepita tra la realtà e il sogno, proiezione di un ricordo o semplice pensiero. L’alfabeto visivo espresso dalla pittura di Claudio Pepe, di squillante impatto cromatico, guarda al carattere di essenziale primitività propria dell’esperienza figurativa che nasce dal graffitismo underground, lasciando affiorare l’immediatezza del segno come testimonianza di esistenza e di libertà espressiva, mentre inusuali e audaci si pongono i rapporti associativi tra le scritte e le figure, in un alfabeto hip-hop ironico e vivace. La riconoscibilità di Miriam Salvalai passa attraverso le cime marinare, gli azzurri sfondi dell’adriatico. Oggi la sua ricerca ha intrapreso nuove direzioni ma questi temi restano forti nel suo percorso, negli intrecci dei cordami ritorti e tesi di velieri, laddove pare di sentire il profumo del mare Adriatico, l’odore di salsedine, la stridula voce di un gabbiano. Elisabetta Spiga non rinuncia all’immagine, rivisitandola in una figurazione molto personale che si avvale sia di un’esperienza informale attenta agli esiti della materia, alle paste alte, alle sgocciolature, sia a quelli di una ricerca cromatica squillante che le deriva dall’impatto visivo della comunicazione Pop. Punti di ispirazione rimescolati dalla sua consapevolezza creativa che è totale, umana ed artistica. Elio Torrieri espone un dipinto che appartiene ad un ultimo ed importante ciclo pittorico esposto in autorevoli occasioni: stupefacenti fiori che vivono solo nell’artificio della pittura, non imitano nulla e magnificano la dimensione pittorica. Fiori che paiono esplodere come stupefacenti fuochi d’artificio in una notte di festa d’estate, meraviglioso spettacolo che si compie sotto i nostri occhi. Venti artisti, dunque, molto diversi tra loro, nei linguaggi e nelle finalità di ricerca. Legati da un unico grande amore che è la follia dell’arte, la bellezza dell’idea pittorica, la forza che coinvolge chi guarda, si ferma, riflette. Temi diversi che muovono da qualcosa che, da lontano o da vicino, sembra avere a che fare con l’Abruzzo, con i colori liquidi e azzurri del mare, con i toni verdi e rocciosi delle sue montagne, con il sentimento della Storia e con le nostre quotidianità. Uno straordinario omaggio all’arte che vive e viaggia dentro e fuori dalla nostra terra, dentro e fuori da noi.