Fabrizio Merisi nasce a Capriate San Gervasio, in provincia di Bergamo, nel 1937. Vive tra Milano e Castelnuovo del Vescovo. I suoi lavori sono caratterizzati dalla rappresentazione di oggetti marginali e frammenti di materiali organici, stipati in “vasi da non aprire”, acquari, mensole e teche, dipinti ad olio con pittura levigata e lenticolare. L’artista non considera l’atto del dipingere una specializzazione, un mestiere, ma un modo di visualizzare la condizione esistenziale, in rapporto stretto con interessi antropologici e la cultura surrealista della globalità.

Ha partecipato a diverse mostre quali:
“Pittura a Milano 1945/1990” Palazzo della Permanente, 1992; XXXII Biennale di Milano, 1994; VII Triennale dell’Incisione, Palazzo della Permanente, Milano,1994; XXXIV Premio Suzzara, 1994; “Viaggio nella natura morta”, Palazzo comunale di Calcio, 1994; “Loreto 95” Artisti contemporanei per il Centenario Laureano, Palazzo Apostolico, Loreto 1995; “Lo sguardo narrante” a cura di Giorgio Seveso, Palazzo del Ridotto, Cesena, 1995; “La carne, l’anima, il sogno dell’immagine”, Antico Palazzo della Pretura, Castell’Arquato, 2000; “Figurazione a Milano, dal secondo dopoguerra ad oggi”, La Posteria, Milano 2000; Premio Busto Arsizio 2001; “Naturarte, percorsi artistici nel territorio lodigiano” 2001.

Ha partecipato a numerose personali, fra le quali:
Galleria “La Cornice” Cremona, 1963; Galleria “Anne Colin” Parigi 1969 e 1979; Galleria “Botti” Cremona 1971 e 1979; Galleria “Solferino” Milano 1972 e 1975; “Artestudio” Modena 1980; “Arsgallery” Milano 1982; Galleria “Lo Zibetto” Milano 1983; Galleria “Il Triangolo” Cremona 1984; Antico Palazzo della Pretura, Castell’Arquato 2000.

Alla sua opera si sono interessati, fra gli altri:
G. Biazzi Vergani, Giorgio Mascherpa, Elda Fezzi, Mario Perazzi, Giorgio Seveso, Raffaele De Grada, Roberto Tassi, Alcide Paolini, Davide Layolo, Mario De Micheli, Gianni Cavazzini, Gustavo Bonora, Gianfranco Fiameni, Mario Lunetta, Mauro Corradini, Sivano Colombo, Antonello Negri, Franca Chiappa, Francesca Pensa.

Theater
Sono pittore di “nature morte” e lavoro solitamente nel chiuso del mio studio, mal sopportando non solo gli spazi aperti, ma anche la contaminazione col “pubblico” e con la estemporaneità. La sostanza della mia pittura si stratifica per lenta sedimentazione, gli spazi temporali sono rallentati e sfasati in rapporto alle scansioni dell’economico e del tecnologico: seguono un tracciato circolare, più attratto dallo zero assoluto interno che da una fuga progressiva verso l’esterno.
Avevo accettato la committenza per Casoli solo per dovere di amicizia nei confronti di Giorgio Seveso che mi aveva invitato.
Ne è uscita invece un’esperienza molto positiva, e un’opera che ritengo buona, resa possibile da una serie di circostanze inusitate.
Coralità e stima reciproca fra gli artisti invitati, ma soprattutto un clima, un’accoglienza, un calore da parte di donne e uomini del paese che non mi aspettavo, allegro e intelligente, vivo, non d’occasione, denso e originale come le (ahimè) troppo abbondanti portate di cibi e caraffe di vino e di grappe profumate da tutti i possibili aromi del Gran Sasso.

Fabrizio Merisi